Le ossessioni compulsive

La persona affetta da ossessioni compulsive inizialmente utilizza tali reazioni come difesa nei confronti di una fobia ma, la ripetizione reiterata, trasforma tale tentativo di combattere l’originario problema in uno nuovo e, spesso, ben peggiore.

La caratteristica che distingue questa patologia fobica dalle altre, infatti, é che che, dopo che il disturbo si è costituito, ciò che rappresenta il tormento per la persona non è più quella paura originaria che ha costretto a innescare la catena di azioni ritualizzate, ma l’impossibilità di cessare l’esecuzione dei rituali.

Questa tipologia di disturbo può essere suddivisa in due classi sulla base dello scopo verso il quale sono orientati i rituali compulsivi:

l’esecuzione di azioni o pensieri volti a proteggere da qualcosa che potrebbe essere accaduto;
quei rituali compulsivi eseguiti per evitare che accada qualcosa.

Discriminare il tipo di logica, protettiva o propiziatoria, che induce alle compulsioni è il primo passo per costruire una terapia efficace.

Le fissazioni ipocondriache

Questo disturbo è definito la “sindrome del male oscuro”, poiché chi ne è affetto è continuamente spaventato dall’esistenza di una malattia nel suo organismo, ne è sempre alla ricerca ascoltandosi continuamente, effettuando dei veri e propri auto chek-up e sottoponendosi a ripetuti esami diagnostici.

Anche in questo caso si cela un circolo vizioso: tenere sotto controllo fenomeni fisologici spontanei del nostro organismo finisce per produrre alterazioni di questi; tali alterazioni rilevate innescano la paura; la paura fa incrementare le reazioni fisiologiche alterate, e il tutto si trasforma in panico.

Pertanto, la buona intenzione di controllare la propria salute, se reiterata ossessivamente, produce il pessimo effetto della patologia ipocondriaca.

Le fobie post-traumatiche

Paura e panico orientati verso la possibilità del ripetersi di un reale evento traumatico vissuto.

Si tratta di disturbi fobici prodotti da reali esperienze non remote ma chiaramente identificabili, come: incidenti stradali, terremoti o atre calamità naturali, cure mediche con esiti traumatizzanti, shock anafilattici, violenze o abusi subiti, interventi chirurgici con esito negativo, ecc.

E’ una forma di paura motivata da una reale esperienza vissuta, quindi una sorta di residuo fobico nei confronti di tale esperienza è da considerare come eredità, un’eredità percettiva che non rappresenta una patologia ma una sana memoria dell’organismo.

La patologia, invece, emerge quando la reazione incontrollata di panico si generalizza nei confronti di situazioni che possono essere associate  a quella dell’esperienza traumatica, innescando così una spirale di tentate soluzioni che, invece di attenuare la paura, la incrementano.

Sono persone che sulla base di una motivata paura costruiscono tutta una serie di immotivate paure e poi, per proteggersi da queste, mettono in atto le stesse modalità percettive-reattive proprie delle fobie generalizzate. In altre parole, questi soggetti tendono all’evitamento, alla richiesta di aiuto, al controllo delle proprie spontanee reazioni fisiologiche, alle ritualizzazioni di azioni e pensieri. Tutto ciò condurrà alla reale costituzione di una patologia fobica generalizzata che trascende la memoria traumatica del reale evento spaventoso vissuto.

Le fobie generalizzate

La fobia generalizzata è un tipo di disturbo completamente pervasivo, all’interno del quale il soggetto spesso non ha più bisogno di stimoli esterni per avere paura, poiché è la sua stessa percezione di realtà che inventa il pericolo e la minacciosità ovunque.

Infatti, a questo livello di paura, la persona riferisce di avere paura della paura dell’innescarsi di tutte quelle reazioni psicofisiologiche che la stessa paura innesca: tachicardia, sbandamenti, vertigini, senso di perdita di controllo, sensazione di depersonalizzazione, ecc.

Una fobia generalizzata è l’effetto di alcune monofobie: se la paura è relativa a situazioni di vita molto comuni, la persona che ne è affetta ha molte probabilità di entrare nel circolo vizioso delle tentate soluzioni dell’evitamento e della richiesta di aiuto, così da costruire nel soggetto nell’arco di pochi mesi una situazione di panico pervasivo e impedente; nella paura di contagiarsi o infettarsi, si può osservare nell’arco di qualche tempo l’evolversi della patologia verso una sindrome compulsiva ossessiva basata sui rituali di pulizia, disinfezione, o una forma di fissazione ipocondriaca basata sul bisogno continuo di controlli medici; la paura di perdere il controllo o di lasciarsi andare si associa alla tendenza ossessiva di avere tutto sotto controllo che può generalizzarsi divenendo una vera e propria sindrome da attacchi di panico; il timore di eventi catastrofici si basa sul timore del soggetto di un incontrollabile evento futuro che incida nel cambiare la sua attuale realtà, rappresentando il miglior esempio di come la paura del futuro non controllabile influenzi il presente.

La persona affetta da un disturbo fobico generalizzato manifesta, nella maggioranza dei casi, due tipi di profonda paura: quella di morire o quella di perdere la lucidità e impazzire.

Le monofobie

Paure patologiche scatenate da singole realtà.

Da un punto di vista psicofisiologico, il tratto costante di tutte le monofobie è il fatto che la persona, in determinate situazioni, vissute come spaventose e minacciose, manifesta una reazione di panico connotata da: blocco dei pensieri e della ragionevolezza, reazioni fisiologiche alterate, tachicardia, respirazione affannosa, sintomi da svenimento, il tutto associato alla comportamentale esigenza irrefrenabile di fuggire e/o chiedere aiuto e protezione.

Le monofobie si possono raggruppare in diverse classi:

le zoofobie o paura degli animali (la paura dei ragni, degli scorpioni, dei serpenti, dei piccioni, ecc.);
la monofobia situazionale: la paura dell’altezza (acrofobia), quella relativa ai luoghi chiusi (claustrofobia), quella relativa la rimanere soli o allontanarsi (agorafobia), quella relativa allo stare in mezzo alla gente (fobia sociale);
la paura di contagiarsi o di infettarsi attraverso il contatto con siringhe, sangue, sporco, sostanze contaminanti, ecc;
la paura di perdere il controllo o di lasciarsi andare (la paura di parlare in pubblico, di arrossire o di sudare eccessivamente).Questo tipo di paura singola impedisce letteralmente alla persona di vivere qualunque forma di situazione piacevole, poiché il piacere, per essere vissuto fino in fondo, prevede il lasciarsi andare ad esso;
il timore esasperato di eventi catastrofici: incidenti, terremoti, alluvioni, lutti, perdite, abbandoni amorosi, ecc;
monofobie “particolari” (la fobia delle ombre, del vento, degli angoli, ecc.).

In tutti questi casi, la sintomatologia è la stessa, con differenze relative solo all’intensità maggiore o minore, di uno o più, dei sintomi sopra descritti. Anche i tentativi di combattere la paura sono il più delle volte gli stessi. Comunque, a seconda di quali tentate soluzioni disfunzionali metterà in atto in modo ridondante reiterato, la persona costruirà una delle diverse forme di patologia fobica.